News IT

Kissenger, se per baciarsi a distanza basta un’app

30
Una nuova frontiera della tecnologia e delle implicazioni sociopsicologiche che ne derivano

UN’ICONA non può bastare: chi ha il desiderio di baciare ”davvero” potrebbe volere ben di più di una faccina da spedire via telefonino. Ma per andare un po’ oltre, bisogna risvegliare i sensi, o perlomeno replicarli. E’ ciò che tenta di fare Kissenger, dispositivo che si applica allo smartphone per trasmettere il bacio a distanza sfruttando, per quanto possibile, il contatto.
Un mini materassino in silicone dotato di sensori è la ”protesi” che tenta di tradurre lo scambio di effusioni in realtà, durante una videochiamata. Per gestirlo c’è l’applicazione che permette di inviare e ricevere simultaneamente il bacio, ciascuno attraverso il proprio telefonino connesso a Facetime oppure via WhatsApp. E’ grazie al sistema aptico, basato cioè sul processo di riconoscimento degli oggetti attraverso il tatto, che Kissenger cerca di restituire la sensazione fisica del contatto, tradotto in una vibrazione.
n oggetto superfluo per molti; una nuova frontiera per il sesso del futuro, secondo altri. Non a caso l’apparecchio, il cui nome riassume l’unione tra ”mobile-kiss-messenger”, è stato presentato alla conferenza dedicata a ”Love & sex with robots” di Londra, palcoscenico di progetti e prototipi che fanno riflettere su come potrebbe evolversi l’erotismo nell’era dell’intelligenza artificiale.

Certo, ci si trova pur sempre di fronte a uno schermo. ”E’ un po’ come baciare un vibratore”, sosteneva un anno fa Gian Volpicelli dopo avere testato il dispositivo per Motherboard ”baciando” la sua ragazza via telefonino nel laboratorio di Adrian Cheok, dove il prototipo è stato battezzato nel 2011. Niente a che vedere con il bacio ”in carne e ossa”, inutile negarlo. Ma adesso per Kissenger si intravedono nuove potenzialità.

”Abbiamo voluto creare un robot con silicone che fosse in grado di dare e ricevere baci sfruttando la tecnologia del mobile”, spiega Emma Yann Zhang, una delle autrici del progetto della City University of London. Per il momento, Kissenger altro non è che un paio di ”labbra da baciare”, anche se finte, da applicare al proprio device, ma il team che lo ha sviluppato pensa già alla creazione di robot a grandezza naturale in grado di trasmettere l’emozione a chi interagisce con loro.

”Non intendiamo stabilire se sia eticamente accettabile avere intimità con i robot”, spiega Zhang in un report, pur dicendosi convinta che l’intimità tra uomini e macchine non potrà che crescere in virtù dell’intelligenza artificiale. Intanto, come ogni tecnologia di comunicazione, il progetto servirà a raccogliere dati. I ricercatori potranno registrare statistiche legate ai parametri vitali, come pressione sanguigna e frequenza cardiaca, per vedere attraverso test di laboratorio se gli utenti possono davvero stabilire relazioni emotive con i dispositivi. E capire se mai sarà possibile provare le stesse sensazioni scatenate da un bacio. A quel punto, non ci sarebbe pù bisogno di avere una persona dall’altra parte dello smartphone.

About the author / 

Stefano Capasso

Iscriviti al blog tramite e-mail